il Convento
Costruzione del Convento
La casetta annessa alla chiesa era troppo angusta ed inadatta per alloggiare una comunità religiosa e per servire alle necessità del Santuario. Perciò una delle prime preoccupazioni dei religiosi, una volta che avevano deciso di rimanere colà, fu quella di pensare al futuro e specialmente alla costruzione di un nuovo convento che fosse una abitazione decorosa e dignitosa per la loro vita. Per reperire i fondi necessari a tale opera i padri di questa residenza indissero una sottoscrizione tra gli abitanti di Grottaminarda e i devoti emigrati in America. Il bollettario corrispondente inizia il 17 Maggio 1901, a firma del P. Londei, continuato poi dai padri Antonio Giuliano e Giovanni De Risio che si succedettero a capo di quella comunità, e termina il 25 maggio 1907. Il plebiscito di entusiasmo per Carpignano, suscitato nel popolo di Grottaminarda dal fatto del 1859 (la pioggia abbondante dopo una lunga siccità, ottenuta per intercessione della Madonna), si rinnovò con maggiore generosità ed emulazione in questa occasione. Con il denaro della prima colletta furono intrapresi i lavori del nuovo convento. Mons. Serafino Angelini, Vescovo di Avellino, alla presenza delle autorità e del popolo di Grottaminarda benedisse la prima pietra. La cerimonia della posa della prima pietra avvenne il 17 maggio 1902, nel primo anniversario in cui nel Bollettario appare la prima offerta per la costruzione del convento. Il disegno del nuovo convento, a due piani, oltre il sotterraneo,fu studiato dall’esimio architetto di Grottaminarda cav. Cesare Buonopane, che prestò la sua opera gratuitamente. Esso era di stile barocco, a forma di castello medievale, per richiamare l’idea, come si credeva, dell’antico castello posseduto dell’Ordine Teutonico e per riprendere l’idea militare dell’Ordine Mercedario. Nella realizzazione però alcuni fregi, che facevano riferimento all’aspetto del castello, furono omessi, restando tuttavia il prospetto fondamentale del disegno. I religiosi, nell’accingersi alla costruzione del nuovo convento si preoccuparono anche di dare una stabilità giuridica alla loro opera.
“..Con l’autorità e l’intervento di Mons. Serafino Angelini, Vescovo della Diocesi, i Canonici di Grottaminarda, con atto del 2 dicembre 1901, cedevano ai Padri Mercedari il terreno di loro proprietà canonica accanto alla chiesa e limitato dalla rotabile provinciale che unisce Grottaminarda a Gesualdo, dalla proprietà Penta e dalla via comunale, perché in esso terreno, costituente parte soltanto della proprietà di Carpignano dei suddetti Canonici venisse, per sottoscrizione popolare, costruito un convento dell’Ordine Mercedario. Per tale oggetto fra il Reverendo Arciprete Generoso Del Grosso, rappresentante del Collegio ed a cui legalmente il fondo in parola si appartiene, ed il Reverendo Padre Antonio Giuliano, delegato dal Rev.mo Padre Maestro Generale de’ Mercedari, si diviene alla seguente convenzione che veste le forme di regolare contratto canonico da valere come religioso dovere di coscienza e come obbligo scambievole presso al Santa Sede Apostolica.
Primo. L’Arciprete Del Grosso cede canonicamente all’Ordine Mercedario e per esso al Reverendo Padre Antonio Giuliano il Santuario di Carpignano, che da questo momento addiviene Chiesa regolare, con tutti gli oggetti contenuti, di cui si farà nota, ed il terreno annesso alla Chiesa, limitato come sopra, per costruirvi il convento dell’Ordine.
Secondo. Il Reverendo Padre Antonio Giuliano, sempre in nome dell’Ordine, accetta la cessione del Santuario e terreno su limitato...
Terzo. Qualora il convento non potesse essere condotto a termine, oppure compiuto ed i Padri non potessero trovarvi il necessario per il proprio sostentamento; oppure per forza maggiore fossero costretti ad abbandonare il luogo, il Santuario ritornerà nello stato in cui si trova, all’Arciprete pro tempore, riservandosi però il diritto di ritornarvi quando circostanze migliori lo permetteranno.
Grottaminarda 3 agosto 1902. (f.to) Generoso Del Grosso (f.to) P. Fr. Antonio Giuliano de’ Mercedari. Visto per l’approvazione † Serafino, Vescovo di Avellino”
(Sigillo).(Documento nell’archivio della Provincia Romana dei Mercedari, Busta Carpignano).
Dato che per la validità del contratto si richiedeva l’approvazione della S. Congregazione, il P. Giuliano si preoccupò di elevare la supplica al S. Padre, con l’indicazione dei punti della convenzione chiedendo, a nome proprio, del vescovo di Avellino e dell’Arciprete di Grottaminarda, la relativa approvazione. La risposta si ebbe con un documento che porta il numero di Protocollo 6622/15 ed è del seguente tenore, secondo la formula usuale della Congregazione: “Vigore specialium facultatum a SS.mo D.N.concessarum, S.Congregratio Em.morum S.R.E. Cardinalium negotiis et consultationibus Episcoporum et Religiosorum praeposita, attentis expositis, conventionem de qua in praecibus omnino approbat et confirmat. Contrariis quibuscumque non obstantibus. Romae, 25 Novembris 1902. (f.to) +A. Card. Di Pietro, Praef. - (f.to) Ph. Giustini, Secret” Con questo documento veniva data forma canonica alla costituzione della comunità religiosa di Carpignano e si poteva andare avanti nella costruzione del convento con una maggiore tranquillità riguardo alla stabilità. Il disegno primitivo del convento prevedeva un quadrilatero,con chiostro al centro e doveva avere un aspetto di castello. Ma nell’eseguire la costruzione la forma architettonica fu alquanto cambiata in una meno barocca; si iniziò la costruzione dal lato nord, cioè dalla parte prospiciente Grottaminarda, che fu l’unica ad essere realizzata. I lavori furono portati avanti sotto la guida del capomastro geometra Saverio Carmine Bozza, di Grottaminarda. Le elargizioni in breve si esaurirono. Perciò il P. Giuliano pensò di recarsi personalmente in Nord America per raccogliere fondi tra gli emigrati italiani, e specialmente tra i paesani, affinché si potesse completare il convento. Il P. Generale gli concesse il permesso in data 10 settembre 1902 ed egli partì poco dopo per gli Stati Uniti. I devoti della Vergine di Carpignano risposero generosamente all’appello dell’infaticabile Padre, che predicava Missioni tra gli emigrati. Questi, dal canto loro, si unirono in Associazione sotto il nome di Maria SS. Di Carpignano con sede in Revere (Boston) e raccolsero sufficienti mezzi per continuare i lavori. Così nel 1903 fu possibile edificare il piano terra come ne fa fede la data scolpita sul portone d’ingresso del convento. Intanto a Carpignano il nuovo superiore P. Giovanni De Risio si interessava del prosieguo dei lavori e di raccogliere altre offerte in loco. I lavori andavano avanti secondo le possibilità finanziarie. Per il dicembre 1907 era ormai terminato anche il primo piano del braccio, anche se le camere del piano rialzato erano ancora senza vetri, da tempo trattati, ma mai ordinati per mancanza di denaro. Secondo una perizia estimativa firmata in data 2 dicembre 1907 dal geometra Saverio Carmine Bozza, direttore dei lavori per cinque anni, il costo totale del convento era considerato in £.27.626,52. Il perito, però, concludeva in questi termini la sua relazione: ”I dietro scritti prezzi sono inferiori a quelli locali e di molto a quelli del Genio Civile, e se le note delle spese sono inferiori alle somme segnate nella presente misura, la ragione è da trovarsi nel concorso di molti devoti i quali gratuitamente hanno prestato la loro opera”. Concretamente erano state spese £.19.349,75 che avevano avuto la seguente provenienza: dall’America £:10.749,75; dalle sottoscrizioni £:2.254; da altre offerte £.1.199; dalla casa religiosa, frutto di sacrifici e di privazioni anche in cose necessarie £.2.147;da un prestito dei parenti del P. Pasquale Pagliuca di Montefalcione £.3.000.
Costruzione del Secondo Braccio del Convento
Il programma di sviluppo per Carpignano comprendeva anche l’ampliamento del convento che, secondo il progetto iniziale, avrebbe dovuto essere formato da quattro bracci, con chiostro al centro. L’ampliamento del fabbricato doveva servire per stabilirvi un collegio per gli aspiranti alla vita religiosa mercedaria, di cui la zona della verde Irpinia è stata particolarmente feconda. Era questo un desiderio molte volte manifestato a livello di governo provinciale e condiviso dai religiosi che si erano avvicendati nella direzione della casa e anche dal P. Mancini, attuale superiore. Ma la costruzione non era stata realizzata per mancanza di fondi e per l’urgenza di eseguire lavori di riparazione nei fabbricati già esistenti. Né erano mancati tentativi di istallarvi un collegio per l’educazione di nuove vocazioni, ma non avevano avuto molta fortuna perché il fabbricato non era in condizioni di accogliere i giovani. La speranza si tramutò in realtà intorno agli anni cinquanta. Il P. Mancini, approfittando dell’invito del fratello, si recò negli Stati Uniti dal 28 ottobre 1948 all’aprile del 1949. Ricalcando le orme del P. Giuliano, portò a quei numerosi conterranei il ricordo della cara Madonna di Carpignano insieme all’esortazione per contribuire con le loro offerte al decoro del Santuario. Sia gli anziani, sia le nuove generazioni risposero all’appello con edificante pietà e generosa contribuzione, che animarono ad andare avanti nella realizzazione del progetto. La raccolta, in quella occasione, fu di 4.000 dollari, circa 2 milioni di lire al cambio di allora. Fu preparato un progetto di costruzione per un nuovo braccio del convento, atto ad ospitare il collegio. Abbandonato il primitivo disegno, la nuova costruzione venne prevista addossata a quella precedente, predisponendo, su consiglio dell’architetto e direttore dei lavori Ing. Arturo Beatrice, di Fontanarosa, una facciata tutta in travertino lavorato, ben armonizzata col resto del convento, della chiesa e del campanile. Il Definitorio Provinciale, esaminata la domanda del superiore di Carpignano, concesse l’autorizzazione dei lavori per l’ampliamento del convento nel maggio del 1949. Alla posa della prima pietra con l’inizio dei lavori fu data la massima solennità il 18 maggio del 1949. Intervennero Sua Ecc. Mons. Guido Luigi Bentivoglio, Arcivescovo amministratore di Avellino, Sua Ecc. Mons. Gioacchino Pedicini, Vescovo di Ariano Irpino, Sua Ecc. Giovanni Velasco, Prefetto di Avellino, le autorità cittadine, il clero e il popolo di Grottaminarda, di Ariano Irpino e dei paesi limitrofi. In tre mesi era già pronto il grezzo dell’interrato e del piano terra. Ma i fondi raccolti ed i risparmi della casa accumulati finirono presto; né venne lo sperato e promesso sussidio del Governo. Inoltre il lavoro degli scalpellini richiedeva tempo. Per questo la costruzione andò a rilento e si dovette ribussare nuovamente ai devoti della Madonna di Carpignano, che da sempre avevano assecondato i progetti di sviluppo portati avanti dai Mercedari. Secondo i preventivi, per realizzare la costruzione occorrevano quattordici milioni. Il P. Mancini si recò di nuovo in America nell’estate del 1951 restandovi fino a marzo del 1952, e per una terza volta dall’Ottobre del 1952 al Marzo del 1954. In queste due altre occasioni egli raccolse la somma necessaria per terminare la costruzione.Tra i principali donatori, come ricordava una lapide collocata nell’atrio del nuovo braccio ed ora conservata nel museo del Santuario, fu il Sig.Francesco Cogliani, nativo di Grottaminarda, che intervenne con la somma di 20.000 dollari. L’edificio era pronto per l’estate del 1954, di modo che nell’Ottobre seguente, durante l’Anno Mariano, si potette aprire il collegio per aspiranti alla vita religiosa mercedaria.
Sopraelevazione del Convento
Durante il superiorato del P. Michele Cogliani (1967-1976), negli immobili esistenti furono eseguiti vari lavori, in particolare: il completamento della ristrutturazione e ripulitura del piano terra, con la demolizione della vecchia scala che dal corridoio portava al piano superiore, e del 1° piano del convento. Fiducioso di poter contare sullo stanziamento dei fondi del terremoto del 1960, il superiore decise di iniziare la costruzione di una sopraelevazione di un altro piano sulla parte nord del convento. Essa fu completata solo nella sua struttura essenziale di rustico, ma non fu mai portata a termine per mancanza di fondi. Infatti della somma stanziata per i danni del terremoto si ottenne solo un acconto di cinque milioni; né si potè sbloccare la situazione negli anni seguenti per cause di ordine tecnico, creandosi così la situazione di aver speso dei soldi, senza poterli riavere né continuare i lavori.
La Ricostruzione del Convento
Grazie all’attivo ed esperto interessamento del P. Pasquariello, allora superiore in S. Felice Circeo (LT), si pensò subito alla ricostruzione del convento. In occasione del Capitolo provinciale del 1982 erano pronti i progetti della ricostruzione della chiesa e del convento, redatti dall’Architetto Marco Margiotta di Napoli, ed inoltrati alle competenti autorità per avere i relativi finanziamenti statali, che non tardarono a venire. Nei mesi di Giugno – Luglio 1981, a spese dello Stato, fu smantellata la sopraelevazione ancora incompleta realizzata dal P. Cogliani sul convento.
Questa cronistoria del convento di Carpignano
(dagli inizi sino all’ultima ristrutturazione)
è stata liberamente desunta dal volume del P. Antonio Rubino,
« I Mercedari e il Santuario di Santa Maria di Carpignano ».
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