il Giglio
Una delle tipiche dimostrazioni d'affetto verso la cara Incoronata di Carpignano fu la creazione di un grande «Giglio», alto circa venticinque metri, con ossatura in legno, ricoperto di spighe di grano e paglia, elegantemente intessute. L'iniziativa cominciò qualche anno dopo la nomina a parroco di P. Mancini e la si faceva coincidere con la festa popolare di Agosto.
Il Giglio veniva lavorato alla vicina contrada "Cogliani", dove era dato vedere giornalmente, per quasi un mese, gruppi di uomini e donne, tutti intenti all'opera gratuitamente. Si preparavano a terra le varie componenti e appena queste erano completate in tutte le loro parti, venivano riunite e collocate sullo scheletro di legno che così assumeva la forma di un giglio lussureggiante, innalzato su un carro. Nel tardo pomeriggio del giorno della vigilia della festa, dopo la benedizione del sacerdote, il Giglio, trainato dai buoi, si avviava tra il plauso e l'entusiasmo di una grande folla, accorda da tutti i paesi dei dintorni. Doveva percorrere il lungo e non facile cammino della strada provinciale, sorretto da funi tirate da uomini, perché non sbandasse o cadesse, fino alla piazza davanti al Santuario, dove restava per tutto il periodo della festa.
La gente, freneticamente entusiasta, annetteva una grande importanza a questa manifestazione e quasi un significato recondito, di auspicio se tutto riusciva bene, o di sventura se la cosa non avesse avuto successo. Durante la festa del 1938, malauguratamente, all'ultima curva, prima di giungere alla cappella del Crocifisso, il Giglio cadde. Il popolo di Carpignano penso che ciò fosse stato causato da un brutto scherzo di alcuni invidiosi dei paesi vicini che non vedevano di buon occhio l'affermarsi di una così simpatica tradizione; altri ritennero ciò come un segno di grave sciagura. Fatto sta che il devoto che se ne interessava, il sig. Michele Del Grosso, non ci provò più a rifarlo e il Giglio di Carpignano è rimasto come una bella iniziativa folcloristica tramontata.
tratto da:
« I Mercedari e il Santuario di Santa Maria di Carpignano »
[ P. Antonio Rubino - 1994 -
pp. 112-113 ]
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