i Canti
Inno Popolare
26 Aprile 1893
Grotta pentita con preci e pianti
sale al tuo colle. Ti viene innanti:
il nostro pianto non ti sia vano,
o cara Madre di Carpignano.
Guarda, d'Aprile il mese cade
e il ciel nega pioggia e rugiade:
porgi benevola a noi la mano,
pietosa Madre di Carpignano.
La terra è arida, i soli ardenti,
brucian nei solchi erbe e sementi;
stendi propizia a noi la mano,
pietosa Madre di Carpignano.
Le madri guardano pensose i figli
chiedenti pane, col pianto ai cigli.
Stendi pietosa a noi la mano,
pietosa Madre di Carpignano.
Cinta di spine le sparse chiome
la verginella ti chiama a nome:
o Santa Madre di Carpignano
stendi propizia a noi la mano.
Dal mar, dai monti, salgono al cielo
le nubi, e stendano un denso velo.
E sopra i nostri terreni cada
soavemente acqua e rugiada.
Bagnati il piano, la valle e il monte,
son di sudore di nostra fronte.
Dèh! Benedici, stendi la mano,
pietosa Madre di Carpignano.
Maria lo vuole, Maria lo vuole,
e Dio ci manda la pioggia e il sole.
La nostra Madre di Carpignano
a noi benigna stende la mano.
Grotta pentita con preci e pianti
sul sacro colle ti sta innanti.
Il nostro pianto, dèh, non sia vano,
o cara Madre di Carpignano.
Inno Popolare
14 Maggio 1893
Nel cielo, gli angioli cantano a coro,
cantan Maria, sulle arpe d'oro:
del Paradiso sulla collina,
cantano gloria alla Regina.
Noi sulla terra dei peccatori,
per gratitudine dei suoi favori,
cantiamo Maria di Carpignano,
a cui la prece non sale invano.
Su, su le menti, su, su gli affetti;
erompa il grido dei nostri petti.
Viva Maria di Carpignano
che a noi propizia stese la mano!
Maria, la nuvola, che a noi dal cielo
addusse Iddio, a cui fu velo,
chimò le nubi, le sciolse in acque
in sulla terra che arida giacque.
Grotta festante di gioia piagne
son benedette le sue campagne,
le acque son corse dal colle al piano
Viva Maria di Carpignano!
La valle, il colle e la pianura,
tutte coperte son di verzura:
bella nei solchi la spica è in fiori
il sol le manda vita e tepore.
Rendiamo grazie alla Regina
di Carpignano sulla collina.
Viva Maria di Carpignano,
che a noi propizia stese la mano!
Ricca di grappoli fiorì la vigna;
son miti i soli, l'aura benigna,
piangon di gioia gli agricoltori,
son benedetti i lor sudori.
Son sette secoli, dacché Dio volle
comporre il trono, su questo colle,
alla regina di Carpignano:
opra di Dio non sorge invano.
Volsero etadi, muggir tempeste,
venne la fame, scoppiò la peste;
sempre benefica stese la mano
a noi Maria di Carpignano!
Viva Maria di Carpignano!
Che a noi propizia stese la mano.
Viva Maria di Carpignano,
a cui la prece non sale invano!
Narrano i padri, ai figli intenti,
le antiche storie e i suoi portenti;
in quella immagine Iddio si mostra
addita a noi la madre nostra.
E questi figli, presso o lontano,
han sempre il guardo a Carpignano.
Viva Maria di Carpignano
a cui la prece non sale invano!
Quando di Puglia il mietitore
ritorna stanco, gronda sudore,
mira da lungi la sua collina,
saluta grato la sua Regina.
Se l'operaio, nelle lontane
terre di Americhe, cerca il suo pane
prima saluta la sua Regina
di Carpignano sulla collina.
E a lei confida la moglie e i figli,
la chiama scampo nei suoi perigli:
Viva Maria di Carpignano
che a noi propizia stese la mano!
Col cuor, col guardo alla collina
Grotta ti chiama Madre e Regina,
volsero i secoli altri verranno;
sempre i tuoi sguardi su noi saranno.
Su, su le menti, su, su gli affetti;
erompa il grido dei nostri petti.
Viva Maria di Carpignano,
che a noi propizia stese la mano!
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